20 giugno 2006

Prologo



C'e' un detto cinese che dice: "wo shi, wo zhu" ovvero: "La rana vive sulla foglia di loto, la foglia di loto vive sul lago, e il lago semplicentemente vive".

Come mai quando vado a comprarmi il giornale all'edicola non vedo l'ora di arrivare all'universita', e quando arrivo all'universita' non vedo l'ora di tornare a casa?

Quando vedo qualcuno che ho gia visto in classe, o che mi e' stato presentato, mi viene spontaneo di sorridergli: se ricambia sono contenta, se fa finta di niente ho voglia di girarmi, fermarlo e dirgli: "Ciao! ti ricordi di me? ci siamo conosciuti recentemente" . Ma per esperienza so che e' una cattiva idea.

In qualsiasi stato emotivo mi trovi ascolto lo stesso garbuglio di musica composto da un accumulamento di tutto cio' che mi e' mai passato per le orecchie da quando ho sviluppato un senso del suono.

Garbuglio: groviglio, intrico di piu' cose/ mescolanza caotica di elementi in cui e' impossibile fare ordine o da cui e' impossibile dedurre qualcosa di logico.

Quando faccio nuove conoscenze ho una tendenza - apparentemente frustrante - di far finta di non capire cosa voglia comunicarmi la gente. Questo comportamento deriva da una voglia di imparare quanto la gente possa pensarmi stupida dalla mia corteccia esteriore. Di solito squarcia la barriera chi mi accusa di essere acida o di "prendere per il culo". Ma, come per tutte le persone introverse, il tempo e' fondamentale.


Disprezzo questa tastiera: non dispone di vocali accentate.

Mi piacciono le parole che fanno schiumeggiare i sensi, gli accostamenti verbali inusuali, la castita' polmonare, le disposizioni armoniose, e anche quelle capziose, le carabattole e le bazzecole popolari.

Spero di rinascere un giorno caprimulgiforme.

Le cose strane mi allettano, mi consentono di ruzzolare in un pozzo promiscuo dove nessuno fa domande e nessuno ha risposte.

In tante sfere concettuali l'estetica dovrebbe prevalere alla logica; purtroppo io ho un cervello allenato alla razionale maniera. Perfino la mia creativita' e' pervasa da razionalita'. Infatti la mia figura retorica preferita e' l'allitterazione.

Voglio chiamarmi Irenea Alfonsa.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

salve irenea
è per me enorme piacere trovarmi qui, a leggere della castità polmonare...ma io gli accenti ce li ho, ed è questo che conta...
non tutti anelano al superamento delle barriere, non tutti all' approfondimento della conoscenza.
non tutti sono capaci di scavare un po' più a fondo per capire cosa c'è dietro la nostra stupidità e dietro le nostre allitterazioni.
ma è una sensazione sommamente infima quella di poter vivere soli...per questo noi continuiamo ad essere stupidi e ad usare figure retoriche. qualcuno arriverà

Isabò ha detto...

Il piacere e' tutto mio nel trovarti qui, con termini bovoli tipo "anelare", ed ossimori messi a cubetto, dove e' la supremita' della sommita' sulla infimita' a conferire la chiave di lettura. Per non parlare delle allitterazioni incorporate. Sogno ad occhi aperti ed attivi. La ringrazio.

DRC ha detto...

Mmm... interessante...

Quindi se ti chiamo ghiacciolo, in fondo va bene...

(Ah, a proposito: ah ah! Guarda un po' cos'ho trovato!)

Isabò ha detto...

E vabbe' dai, a parte che ho cominciato a scrivere solo poche settimane fa, questo doveva essere solo un primo passo verso l'esternamento di certi pensieri, e quindi non per un pubblico troppo vasto. Pero' io leggo i tuoi, quindi mi sembra giusto...ciao Jaba! mi piacciono i tuoi ricci molli e tvb. (ma se ci tieni a chiamarmi 'ghiacciolo' fai pure; ho accettato 'bolla', quindi perche' no.)