16 giugno 2008

I pericoli della passione

Imagine a man seized by a vehement passion, for a woman or for a great idea: how different the world has become to him! Looking behind him he seems to himself as though blind, listening around him he hears only a dull, meaningless noise; whatever he does perceive, however, he perceives as he never perceived before - all is so palpable, close, highly coloured, resounding, as though he apprehended it with all his senses at once. All his valuations are altered and disvalued; there are so many things he is no longer capable of evaluating at all because he can hardly feel them any more: he asks himself why he was so long the fool of the phrases and opinions of others; he is amazed that his memory revolves unwearyingly in a circle and yet is too weak and weary to take even a single leap out of this circle. It is the condition in which one is the least capable of being just; narrow-minded, ungrateful to the past, blind to dangers, deaf to warnings, one is a little vortex of life in a dead sea of darkness and oblivion: and yet this condition - unhistorical, anti-historical through and through - is the womb not only of the unjust but of every just deed too; and no painter will paint his picture, no general achieve his victory, no people attain its freedom without first having desired and striven for it in an unhistorical condition such as that described.

To be translated...


(From Nietzsche, On the uses and disadvantages of history for life)

22 aprile 2008

Strutturalismo Inverso di un Sonetto Mozzato.


Le parole hanno troppi significati.
Non potrò avere colpa
se ho l'aria sempre confusa.

Vi pare giusto che se io dico Sì
lui capisce un No sarcastico
e lei un Forse indeciso?

Io volevo solo dire Non lo so.

15 gennaio 2008

Gargarismo Primo


Ad un quarto del vicolo pisciato e sordido di nostra vita
mi ritrovai a ruzzolare lardosamente per una piscina di sterco
ché la diritta via era palesemente ed inequivocabilmente smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa vergognosa
esta strada fetida e putrida e percolante di liquame viscoso
che nel ventre rinova l'urto del butto!
Tant'è amaro e brutto se filtrato tra li denti che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
tant'era pien di birra ed alcool puro a quel punto
che la verace via abbandonai.
Ma poi ch'i' fui al piè d'un bagno pubblico giunto,
là dove terminava quel vicolo detrimentale all'animo umano
che m'avea di ribrezzo lo stomaco colmato,
guardai in alto, e vidi le sue spalle
vestite già de' neon del tabaccaio
che mena dritto altrui per ogne calle.
Allor furon le viscere mie un po' svuotate
che nel lago delli reni m'era durata
la notte ch'i' passai con tanta pieta.


28 dicembre 2007

Rallentare: festività in corso


La tovaglia è rossa. In TV c'è Miracolo sulla 34esima strada a giorni alterni. I negozi aprono fino a mezzanotte. Il dollaro australiano ha messo quello americano in knock out. Io uso una scatola di fazzoletti al giorno. A Sydney mettono in galera i Babbi Natale per le loro risate oscene. Sono andata al mare due giorni di seguito con una sorella che vive in Francia.

Dev'essere la fine del 2007.

19 dicembre 2007

L'odore di luna

Guardavo fuori dalla finestra mentre ero stesa sul letto di mio fratello a leggere una novella. In realtà quando guardavo fuori dalla finestra la novella era appoggiata sul mio stomaco, in preda a quei morbidi e silenti sussulti tipici del respirare rilassato. La novella non era sicura dell'orario, ma io ero abbastanza certa che dovevano essere circa le 9. Se la novella ne fosse stata consapevole, di sicuro avrebbe cessato di essere interessante, e mi avrebbe lasciata andare a svolgere i soliti riti vespertini. Però la novella inconsapevole mi aveva appena fatto presente che la mia persona esisteva anche prima dei cinque anni e che anche allora avevo la facoltà di pensare. Questa nozione mi affascinava. Perciò guardavo fuori dalla finestra: per indulgiare nel fascino di questa rivelazione. Così mi resi conto di vivere su di una bella strada. Le nove avevano portato l'imbrunire, e, mentre il sole andava a nascondersi, la luce faceva scherzi sul paesaggio urbano sul quale si affacciavano i miei occhi. Un albero particolarmente gigantesco (credo ci vivi dentro un elfo dal nome di Kerl [dal nome penso sia simpatico]) filtrava in modo irriproducibile la luce, spezzettandola in tante frazioni disuguali. Da una di queste toppe di luce sbucò un topo grigio, piccolo e micidialmente odioso. Nel frattanto che correva omogeneamente verso la mia dimora, io pensavo ai diversi metodi che avrei potuto usare per terminare la sua esistenza. Non mi meravigliai, dunque, quando l'odioso topo grigio saltò sul davanzale della finestra che mi separava da lui, e si mise sulle zampette posteriori ad annusare arrogantemente l'aere. Mi alzai di scatto e andai a prendere la scopa, l'utensile più stupido che avrei potuto scegliere tra quelli invisionati precedentemente per l'assasinio: avrebbe comportato spaccare la finestra. Così mi sedetti sul letto e ci contemplammo vicendevolmente. Poi il topo tirò fuori dalla peluria del petto un pettine microscopico, girò la testa a 35 gradi con gli occhi sempre fissi alla finestra, e prese a passare il pettine per tutto il corpo, a cominciare dalla testa. Alzai sarcasticamente un sopracciglio. Sentii qualcosa di duro nella mano. Era la novella. La guardai: era un libro di buona fattura, copertina rigida, rilegatura in cotone doppio o triplo a folio sedicesimo, rinforzato con un nastro spesso all'interno della copertina. Apparte titolo, autore, e casa editrice, non c'era nessuna scritta, e l'unica altra incisione era chiaramente un logo, un cavallo alato in groppa ad un H. Abbassai il sopracciglio ed alzai la punta opposta della bocca. Aprii la finestra, e schiacciai il libro sul davanzale, ed invece di SLAM! sentii CRUNCH!.

Era buio ora. L'aria sapeva di miele, di sterco, e di qualcos'altro che nn riconsoscevo, e che ho immaginato fosse odore di luna. La mia strada è dotata di poca illuminazione artificiale. La luce più vicina è a qualche decina di metri più su. Distinguevo a malapena le piante del mio giardino. Quella rosa è una pianta strana. Non è morta, ma in due anni non ho mai visto un fiore. Non cresce e non muore. Semplicemente esiste. La macchina rifletteva qualche raggio, e diventava bianca se passava qualche macchina. Non vedevo più le parole della novella. Ma quell'albero stranamente enorme era verde smeraldo.